DENTRO LE SCUOLE: Pensieri, emozioni e riflessioni di un anno da “Ambasciatori”
Estate 2025. Ritrovarsi online a km di distanza un anno dopo essersi visti per la prima volta a Trento non fa lo stesso effetto. Allora, insieme ma ancora sconosciuti, era solo l’inizio del nostro percorso di Ambasciatrici e Ambasciatori. Oggi, dopo dodici mesi passati a condividere le stesse, diverse esperienze, questa distanza sembra annullata. Non è semplice raccogliere la moltitudine di storie, aneddoti e volti che si sono susseguiti nel corso dell’anno scolastico appena concluso. Ma accettiamo la sfida.
Durante la nostra esperienza come Ambasciatori, Clara ha portato il progetto nel triennio delle scuole superiori tra Emilia e Trentino, Martina nelle classi di quarta e quinta elementare in Romagna e Abruzzo, mentre Alessandro ha lavorato con le seconde medie in Lombardia e Lazio. 393 bambine e bambini, adolescenti e giovani adulti provenienti da 5 regioni diverse dal Nord al Sud d’Italia rappresentano solo una porzione dell’impatto che il progetto Ambasciatori della Fondazione Antonio Megalizzi ha avuto durante questa quarta edizione.
Non è semplice raccogliere in poche righe tutto ciò che è stato questo viaggio. Eppure ci teniamo a farlo.
Abbiamo attraversato contesti scolastici molto diversi tra loro, cogliendone le sfumature, le fragilità e le ricchezze. Abbiamo sperimentato cosa significhi davvero entrare in relazione: riconoscere gli interessi degli studenti e delle studentesse, accogliendoli, stimolandoli, valorizzandoli.
È cresciuta in noi la consapevolezza di quanto l’ascolto sia uno strumento trasformativo e di come la scuola sia un punto d’incontro per esercitare cittadinanza attiva in modo diretto. È cresciuta in noi la consapevolezza della responsabilità nei confronti di chi ci sta di fronte, entrando in aula con una prospettiva nuova a noi, ovvero dall’altra parte della cattedra, come docenti.
Ogni incontro, ogni confronto, è stato un’occasione non solo per affinare l’esposizione dei nostri interventi, correggere le slide o scegliere le attività da proporre, ma anche per capire cosa significano l’empatia e la solidarietà. Ha rappresentato un’opportunità preziosa per conoscere noi stessi e mettere alla prova i nostri valori, i nostri approcci relazionali, comunicativi, nonché le capacità organizzative.
Abbiamo cercato di dare il giusto peso alle parole, scegliendole con cura e prestando molta attenzione alle diverse sensibilità ed esigenze individuali di ogni classe incontrata.
Abbiamo imparato quanto sia difficile rispondere alle domande innocenti ma spiazzanti di un bambino, come “Perché la gente non va a votare?” o “Perché i Paesi europei a volte litigano invece di collaborare?”, quanto sia impegnativo controbattere alle provocazioni di un ragazzo quasi adulto, o che si sente già tale. Mettersi in discussione, come Ambasciatori consapevoli di rappresentare qualcosa di più grande di noi stessi, è stata una prova importante, un esame più complesso e reale di quelli affrontati all’ università.
D’altronde, il progetto della Fondazione si chiama “Ambasciatori”. Plurale.
Proprio questa consapevolezza è stata una delle sorprese più piacevoli: scoprire di essere parte di una rete, di un meccanismo piccolo nei numeri ma complesso nello scopo e nella portata, che coinvolge trenta giovani da tutta Italia. Trenta può sembrare un numero irrisorio se paragonato alla vastità del territorio nazionale e al numero complessivo di studenti di ogni ordine e grado che popolano i banchi italiani. Tuttavia, quel numero, trenta, va moltiplicato per il numero di edizioni già promosse dalla Fondazione, e quelle a venire. L’impatto di un progetto come questo non si misura solo attraverso il numero di libri distribuiti nelle classi o il numero di giovani incontrati, ma si moltiplica. Non solo nel corso degli anni, ma anche nella volontà di diventare, a loro volta, Ambasciatori.
Abbiamo capito che quello che davvero conta, alla fine di ogni lezione, non è se uno studente ricorda la data della dichiarazione Schuman (9 maggio 1950, per la cronaca) o il numero di parlamentari europei (720). Ciò che conta è la consapevolezza di avere trasmesso, almeno in parte, i nostri sogni e valori, di Antonio, dell’Unione.
Questo viaggio, individuale ma collettivo, oltre a permetterci di vedere concretamente il nostro impatto sociale e locale, ci ha regalato amicizie interregionali, nuove percezioni personali, e ci ha persino donato una rete umana su cui poter contare, perché, in fondo, condividiamo tutte e tutti le stesse ambizioni e sappiamo bene che l’Unione fa la forza.
Estate 2025. Un computer acceso, tante strade percorse, e la consapevolezza che questo percorso non finisce qui. Le distanze si accorciano quando si condividono i sogni, e il viaggio è solo all’inizio.
A cura di Clara Calvi, Martina Ailén García e Alessandro Gavazzi