Ricordare Antonio, insieme
Questo mese di dicembre porta con sé una delicatezza che risuona profondamente nelle nostre vite e nel nostro lavoro. Per la Fondazione Antonio Megalizzi, dicembre è il mese che segna il ricordo di due momenti significativi: l’11 dicembre, giorno dell’attentato di Strasburgo, e il 14 dicembre, la scomparsa di Antonio. Giorni che ci invitano a riflettere e a condividere non solo il dolore della perdita, ma anche il suo impegno per un mondo più consapevole, più informato, più critico, più attivo, più costruttivo.
Durante tutta la settimana, la Fondazione ha promosso diverse iniziative che coinvolgono la comunità e i volontari, con l’obiettivo di tenere vivo quello sguardo curioso, critico e appassionato che Antonio aveva sul mondo e coinvolgere i tanti giovani e non solo che ci aiutano in questo percorso.
In questi giorni abbiamo scelto di ricordare Antonio attraverso ciò che più gli somigliava: le voci, le storie, l’ascolto, il desiderio ostinato di raccontare il mondo che cambia. Lo abbiamo fatto con una serie di iniziative diverse, ma unite da un filo comune: stare insieme e non fermare quella voce.
La giornata dell’11 dicembre si è aperta con la maratona radio “Non fermiamo questa voce”, in onda dalle 9 alle 24, e promossa in collaborazione con le radio universitarie Raduni ed Europhonica. Un flusso continuo di parole, musica e pensieri che ha attraversato l’intera giornata grazie al contributo di tante radio universitarie. È stato un momento intenso e partecipato, capace di tenere insieme memoria e presente, e di ricordare anche Bartek, nel modo più semplice e vero: facendo radio, creando connessioni, lasciando spazio alle voci.
Nella serata di sabato 13 dicembre si è tenuto l’incontro “Voci, suoni, visioni. Raccontare la realtà che cambia”, un momento di riflessione condivisa con tre ospiti che, ciascuno dal proprio punto di vista, ha raccontato cosa significa oggi narrare il reale.
Il saggista e podcaster Marino Sinibaldi ha ripercorso come sono cambiati la radio e il podcast negli ultimi sette anni, soffermandosi su ciò che Antonio portava con sé ogni volta che raccontava una storia: curiosità autentica, entusiasmo contagioso, e una profonda voglia di capire e restituire il mondo agli altri. La regista Katia Bernardi ha invece parlato del suo modo di raccontare attraverso il cinema documentario, sottolineando l’importanza dell’ascolto e dell’assenza di giudizio: non lo sguardo della regista che impone una visione, ma quello che si mette in relazione con le persone e lascia emergere le storie così come sono. La cantautrice Caterina Cropelli ha portato sul palco l’emozione della scrittura musicale, raccontando il suo percorso e il modo in cui nascono le sue canzoni. Ci ha lasciato con una musica condivisa, capace di raccogliere e restituire tutto il senso di quella giornata.
Accanto agli eventi dal vivo e alla maratona radio, sono stati organizzati momenti anche nelle piazze e nelle strade di Trento per raccontare la Fondazione e il suo operato. Sui social ha preso forma l’iniziativa #Antonioperme, uno spazio aperto in cui chiunque ha potuto condividere un ricordo, una frase, un pensiero. Un mosaico di voci diverse che, insieme, ha costruito un racconto collettivo fatto di affetto, gratitudine e presenza.