Il Premio Antonio Megalizzi del Festival del Giornalismo assegnato a Lorenzo Colantoni
Nell’ambito della sesta edizione del Festival del Giornalismo di Verona, la Fondazione Antonio Megalizzi, insieme agli organizzatori del festival, ha consegnato anche quest’anno il Premio Antonio Megalizzi, riconoscimento dedicato alla memoria del giovane giornalista europeo. La collaborazione tra Fondazione e festival sottolinea l’impegno condiviso nel valorizzare un giornalismo etico, critico e capace di raccontare la complessità del presente.
Il premio valorizza professionisti dell’informazione che si distinguono per senso critico, etica e capacità di raccontare la complessità del presente, nello spirito del lavoro e dell’impegno che hanno caratterizzato il percorso umano e professionale di Antonio.
Il riconoscimento è stato assegnato a Lorenzo Colantoni, giornalista ambientale e reporter, per il progetto multimediale Lungo la corrente. Nella motivazione si sottolinea “la capacità di coniugare rigore giornalistico, profondità narrativa e visione europea” attraverso un racconto che intreccia fotografia, video e scrittura seguendo il percorso della Corrente del Golfo dalle Azzorre fino al Nord Artico.
Il lavoro di Lorenzo Colantoni, attraverso il progetto Lungo la corrente, intreccia ambiente, società ed ecosistemi, rendendo accessibili e concreti gli effetti del cambiamento climatico. Per l’altissima qualità del lavoro, l’accuratezza dell’indagine e la forza divulgativa, Colantoni incarna lo spirito del premio: un giornalismo capace di attraversare confini, connettere storie e accendere consapevolezza.
Intervista a Lorenzo Colantoni
Questo premio riconosce un modo di raccontare il mondo che unisce ambiente, politica internazionale e giornalismo. Che cosa significa per te ricevere un riconoscimento proprio per questo approccio?
Sono felicissimo di aver ricevuto questo premio, è un riconoscimento straordinario proprio per quello che rappresenta. Il racconto che cerco di fare ha molte sfaccettature: la realtà in cui viviamo non può essere osservata solo dal punto di vista ambientale. Quello che succede oggi non riguarda soltanto, per esempio, la scomparsa della Corrente del Golfo. Trovo fantastico che venga valorizzato quello che è un po’ il centro del mio lavoro: cercare di raccontare l’ambiente ma anche dal punto di vista politico, economico, sociale. Per esempio, vedere come influenza il ritorno dei giovani alle campagne oppure le lotte degli ultimi indigeni dell’Artico europeo. Tutti questi fattori raccontano in realtà una storia unica, che non è separata rispetto a noi, in Italia, ma in fondo appartiene ad uno stesso oceano, che è quello che racconto in “Lungo la corrente”.
Raccontare oggi la crisi climatica e l’energia è complesso. Qual è la difficoltà principale per un giornalista?
Oggi, nel 2026, il problema principale è diventata la polarizzazione. Parlare di ambiente vuol dire parlare del tetto che sta sopra le nostre teste, che noi dobbiamo riparare per non dormire al freddo e alla pioggia. Invece questo è diventato uno scontro tra posizioni opposte: ciò che è buono o cattivo, giusto o sbagliato. Dovrebbe essere invece una strada da percorrere tutti insieme. E in tutto questo c’è chi fa un attacco diretto alla visione ambientale, visione che va oltre i partiti, ecc. E questo accade persino nei contesti di guerra. Sono tornato da poco dall’Ucraina dove ho lavorato con le Nazioni Unite sull’impatto ambientale del conflitto, e questo è evidentissimo: sono guerre che attaccano sia la nostra visione del mondo sia la nostra stessa natura.
La mostra che inaugura il festival si intitola Lungo la corrente. Com’è nata e che viaggio racconta?
L’idea nasce dal prendere la cosa peggiore che potrebbe succedere all’Europa dal punto di vista della crisi climatica: la possibile scomparsa della Corrente del Golfo e la trasformazione del nostro Continente in qualcosa di più simile al Canada. E però, da lì, ho deciso di cercare di trovare anche l’Europa che resiste, l’Europa che ha determinati strumenti per poter oltrepassare queste sfide.
Il viaggio parte dalle Azzorre e arriva fino alle Svalbard, nell’Artico, cercando di integrare tanti elementi sulla realtà del cambiamento climatico oggi: cioè non parlare solo di quello che potrebbe succedere con la Corrente del Golfo, ma quello che sta già succedendo adesso con l’impatto della crisi climatica, che è molto attuale, e cercare di disseminare un racconto che prenda in considerazione anche le dimensioni sociali, economiche e politiche, lungo le differenti tappe di questo viaggio. Il progetto è poi diventato un libro e una mostra, arrivata oggi alla sua nona tappa e all’inizio del secondo anno di attività.
Da cinque anni, la Fondazione Antonio Megalizzi e il Festival del Giornalismo scelgono uno degli ospiti della rassegna da premiare. Il cuore del festival si terrà dal 12 al 15 marzo 2026 alla Fucina Culturale Machiavelli, con incontri, dialoghi e approfondimenti sui grandi temi dell’attualità: il programma completo è disponibile online.