Difendere la rotta: la 2^ Conferenza di Ventotene per un’Europa più libera e democratica
Dalla disinformazione imperante, che alimenta diffidenza, all’avanzata dei movimenti populisti e nazionalisti, dai conflitti, vicini e lontani, che continuano a mietere migliaia di vittime tra la popolazione civile e che spaccano l’opinione pubblica, alla dipendenza economica ed energetica che rendono l’Unione europea sempre meno competitiva nello scenario internazionale.
Ma non tutti i pericoli vengono dal mare. Come ci hanno ricordato i numerosi interventi, alcuni sono insiti nella stessa Unione europea, si annidano tra il suo equipaggio. La mancanza di una difesa comune e di una vera capacità fiscale condivisa pone interrogativi sull’autonomia strategica e finanziaria dell’Unione e sulla sua capacità di rispondere alle grandi sfide contemporanee. A questo si aggiungono la persistenza del potere di veto, che può rendere più complessi e meno tempestivi i processi decisionali, e l’avanzata dei nazionalismi, che alimentano divisioni e pongono nuove sfide al progetto europeo.
Eppure, quelle stesse voci hanno saputo parlarci anche di speranza e di futuro. Le testimonianze e il coraggio di chi ha conosciuto repressione, violenza, morte e sofferenza, ci hanno mostrato che opporsi ai regimi autoritari è possibile, che difendere la libertà, la pace e la democrazia è possibile.
E Ventotene, proprio per la sua memoria storica, non può che rappresentare il faro a cui continuare a guardare sulla rotta verso un’Europa unita, libera e democratica.
Come non ha smesso di sottolineare la Vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, l’Unione europea deve tenere lo sguardo rivolto a Ventotene e alla sua eredità. Perché è proprio qui, su questa piccola isola, che i padri fondatori immaginarono un’Europa diversa, pensata nella lotta di liberazione, nata dalla necessità di superare divisioni, nazionalismi e guerre. Un’Europa costruita intorno a strumenti capaci di renderla più forte e resiliente. Oggi, in questo mare sempre più in tempesta, dove le insidie spesso si sottraggono a ogni previsione e dove i venti cambiano continuamente direzione, serve più coraggio, più determinazione nell’affrontare le onde. Serve un equipaggio più compatto, più coordinato.
In questi giorni di confronto e dibattito sul futuro del progetto europeo, molti giovani tra i 18 e i 30 anni, provenienti da tutta Italia, hanno mostrato tutta la loro sensibilità verso le tematiche europee e la forte volontà di co-disegnare le politiche comunitarie, dimostrando come l’Europa non sia un’idea lontana, né una semplice architettura istituzionale, ma piuttosto una questione viva di cui tutti i suoi cittadini sono chiamati a prendersi cura quotidianamente.
I giovani hanno bisogno di un’Europa forte per poter immaginare e costruire un futuro libero, democratico e condiviso, tanto quanto l’Europa ha bisogno di mettere le nuove generazioni al timone per poter continuare a navigare.
Lo aveva compreso Antonio Megalizzi, che nei giovani vedeva i custodi e i costruttori dell’Europa di oggi e di domani. Un’Europa da conoscere e difendere, proprio perché lontana dall’essere una mera eredità statica da amministrare, bensì una promessa da rinnovare ogni giorno.
Una promessa nata da quella visione capace di immaginare un futuro oltre i confini nazionali, quando il continente era ancora prigioniero delle proprie divisioni. Oggi, la tenuta di questa promessa è messa ripetutamente a dura prova. Le aspirazioni e i valori su cui l’Europa ha costruito il proprio cammino rischiano di perdersi nel rumore del presente. Eppure, lo spirito di Ventotene non si è affievolito, ma anzi vibra ancora e continua ad animare coloro che non hanno paura di difendere gli ideali democratici, che non si piegano ai regimi autocratici, che non tacciono di fronte alle ingiustizie. E finché questo vento di libertà e di solidarietà continuerà a spirare contro le onde del totalitarismo, non perderemo la rotta verso un’Europa più unita e democratica.
A cura di Chiara Leali